Quante armature (01) Sono davvero belle! Sono armature da parata! I signori feudali (daimyō) le indossavano durante i viaggi tra la capitale Edo (la Tokyo di oggi) e i loro feudi. Sono state fatte nel periodo Edo, tra il 1600 e il 1868. In quel tempo il Giappone era diviso in feudi, l'imperatore viveva a Kyoto e il Paese era governato da uno shōgun, il generalissimo, il più potente dei signori feudali, che in quell'epoca apparteneva alla famiglia dei Tokugawa e viveva a Edo, a quasi 500 km di distanza dall'imperatore! Nel 1700 a Edo viveva più di un milione di abitanti, quasi come a Milano oggi!!! I Tokugawa riuscirono a mantenere la pace in Giappone per due secoli e mezzo. Come avevano fatto? Facile! Avevano obbligato tutti i feudatari a costruire un palazzo a Edo dove dovevano lasciare la loro famiglia, mentre loro dovevano vivere un anno a Edo e un anno nei loro territori. Così se avessero voluto organizzare una guerra contro lo shōgun, moglie e figli sarebbero stati uccisi a Edo. Per fare bella figura durante questi viaggi dovevano esibire tutta la loro ricchezza, con belle armature e belle armi, cavalli, portantine, bauli... Proprio come in questo rotolo dipinto (02)!

Questi signori feudali portavano con sé tutto il loro seguito: pensate che i più potenti dovevano spostare anche 20.000 uomini, una piccola città, che doveva mangiare e dormire. Insomma i daimyō spendevano un sacco di soldi per questi viaggi e così non ne rimanevano più per fare le guerre...

Le armature (yoroi) (03) sono tanto diverse da quelle europee: lasciavano libero il guerriero di muoversi  agilmente. In testa si portava un elmo, kabuto (04) e una maschera di metallo (08), che doveva proteggere il viso e spaventare il nemico. Sul petto c'era la corazza, do (09), che poteva essere fatta di piastre di ferro o cuoio laccato tenute insieme da lacci di seta. Le spalle erano coperte da spallacci, sode (10), le cosce dal kusazuri, un gonnellino di piastre di ferro o cuoio laccato, le braccia avevano maniche di seta e maglia di ferro, kote (11), e le gambe degli schinieri, suneate.

Ma se avevano la maschera come si capiva chi era il guerriero e per chi combatteva? Si capiva dagli stemmi del clan, mon (12), che erano riportati sulle insegne o sui copriarmatura (jimbaori). Come sono fatti? Sono dei disegni stilizzati  inseriti in una forma geometrica. Nel periodo Edo solo i signori feudali potevano possederne due. Quello dell'imperatore rappresentava un crisantemo, quello della famiglia dei Tokugawa aveva tre foglie di malvone racchiuse in un cerchio.

Durante il periodo Edo, in Giappone non si potevano avere contatti con gli stranieri. Solo in un'isoletta a Nagasaki potevano approdare gli olandesi per commerciare.

Wow, un’invincibile katana (14)!  E’ una splendida spada giapponese!

In Giappone non c’erano solo katana, che misuravano più di 60 cm,  ma anche tachi, spade ancora più lunghe della katana, e wakizashi, spade corte che il samurai portava sempre insieme alla katana. La coppia katana e wakizashi formava il daishō,  una combinazione di spade che rappresentava il potere e l'onore del samurai, i guerrieri che obbedivano ai signori feudali (daimyō). La spada giapponese, nippontō, ha una lama curva, col filo tagliente solo da una sola parte. La lama è resistente e flessibile, fatta di acciaio fortissimo. Per crearla si usa una procedimento lungo e complesso, unico al mondo. Il ferro acciaioso, alternato al carbonio, viene piegato e martellato anche 15 volte per eliminare le impurità e per distribuire in modo uniforme il metallo e il carbonio.  A questo punto si cosparge la lama con diversi tipi di argilla, con spessore diverso, che resistono in modo differente al calore, poi la si scalda fino a renderla incandescente e la si raffredda di colpo in acqua tiepida. Più sottile è lo strato di argilla e più l'acciaio diventa duro quando si raffredda.  Questo procedimento è detto tempra. La differenza di tempra tra il dorso della spada e la parte affilata produce una linea irregolare di colore un po' diverso sul tagliente, detto hamon. Dalla forma dell'hamon un esperto di spade può capire quando e dove la spada è stata fatta. Alla fine si lucida con pietre ruvide e barrette di acciaio.

Il codolo (21) della spada (nakago), dove lo spadaio metteva la sua firma, veniva infilato nell’impugnatura, che veniva separata dalla lama dall’elsa, tsuba.

Lo tsuba (22) era un disco di metallo con dei fori: in quello più grande passava la lama, negli altri due un coltellino affilato (kozuka) e uno spillone (kogai).

Gli tsuba erano decorati: guarda quante storie!

Com’è bizzarro l’aspetto di questo vecchietto (23)! E' Jurōjin, uno dei sette dei della fortuna. La sua caratteristica principale è quella di avere la testa allungata, su cui porta un buffo copricapo. Lo accompagna una gru, simbolo di saggezza e di lunga vita. Davanti a lei c'è una ciotola di cibo. Jurōjin porta una pergamena legata al bastone, simbolo di saggezza.

Aiuto, che brutto mostro (24)!

E' un oni, una creatura gigante, con artigli taglienti, capelli selvaggi e lunghe corna. E' un demone giapponese, guardiano dell'inferno. Ha un gran brutto carattere ed è meglio tenerlo a bada!  

Cosa raccolgono questi due vecchietti (25)? Ma guarda, degli aghi di pino! Sono Jō e Uba, due anziani molto innamorati. Pensate che al momento della loro morte furono trasformati in due pini secolari, che crescono vicini vicini, sulla riva del mare e si sfiorano con i loro rami, così sono rimasti accanto per sempre.

Questo guerriero (26) con la spada sguainata e l’aria minacciosa è Shōki, il mitico personaggio cinese. Ha il compito di scacciare i demoni dal Paese e di proteggerlo. Sta scacciando i demoni che si nascondono tentando di sfuggirgli.

Tanto tempo fa, durante la guerra tra Taira e Minamoto, il generale Minamoto no Yoritomo (27) fuggì, sconfitto. I nemici lo inseguirono  e lui si rifugiò in un bosco. Si nascose dentro un albero cavo. Uno degli inseguitori lo raggiunse e lo scoprì, ma anziché dirlo agli altri guerrieri del clan dei Taira, li distrasse indicando degli uccelli in volo. Così salvò la vita al suo nemico e divenne un suo servitore.

Quando la spada (30) non si usa, viene riposta nel suo fodero (saya). La spada col suo fodero è proprio elegante! E quanto è bella l’impugnatura! Poteva essere ricoperta di pelle di razza e fasciata con lacci di seta o cuoio. Ha anche delle placchette decorate… Sono i menuki, con delle figure a rilievo su entrambi i lati che coprono il perno che blocca la spada nell’impugnatura… la base dell’impugnatura ha una bella placchetta di metallo, kashira (31), e in alto, prima dello tsuba, c’è un collarino che si chiama fuchi.

Oltre che utili questi accessori (32) erano anche molto belli: decorati con fiori, animali, personaggi di antiche leggende che i samurai conoscevano bene e che li spronavano al coraggio in battaglia e alla fedeltà al proprio signore.

Il samurai portava sempre con sé le sue spade. Per riparare a una colpa commessa, per  non morire in maniera disonorevole o per non cadere in mano ai nemici, a volte il samurai faceva harakiri o seppuku con la wakizashi: si suicidava puntando l'arma al ventre. Perché la pancia? Perché si pensava fosse la sede dell'anima. Mentre lui si feriva l’addome, dietro di lui un altro samurai era pronto a tagliargli la testa, così il dolore per la ferita alla pancia non avrebbe potuto sfigurargli il volto. Molti samurai si suicidavano anche alla morte del proprio signore.