Che bella fanciulla (01)! E’ una splendida cortigiana, dipinta dal famoso Hokusai, che si fa accompagnare dalle sue giovani apprendiste. Sta sfilando per la festa dei ciliegi con il suo abito più bello. E’ un kimono ed è fermato in vita da un obi. Le cortigiane erano le uniche che potevano annodarlo davanti, tutte le altre signore lo dovevano annodare sulla schiena.

Il kimono (02) è l’abito giapponese a forma di “T”, indossato da donne, uomini e bambini, fermato in vita da una fascia di tessuto, l’obi.

Può essere in seta, in lino o cotone. L’aristocrazia, i samurai e le classi più agiate vestivano kimono in seta d’inverno e in lino d’estate.

I kimono non sono tutti uguali. Alcuni hanno le maniche più lunghe (furisode) (03) e venivano indossati dalle fanciulle giovani e non sposate, altri maniche più corte, (04) per le donne sposate.

Avevano sempre delle belle decorazioni, dipinte, ricamate, con fili d’oro o d’argento. I motivi decorativi erano molto vari.

Questo (05) si portava in inverno: il pino, il pruno e il bambù, shōchikubai che sono raffigurati, sono detti i tre amici dell’inverno.

In Cina il pino, il pruno e il bambù sono un motivo pittorico che si chiama suihan sanyou, cioè i tre amici che resistono al freddo. Il pino e il bambù infatti restano belli e verdi anche in inverno e il susino è il primo a fiorire, così sono diventati un simbolo di costanza. In Giappone è diventato un motivo di buon augurio.

Questo abito (06) ha tante foglie, rosse, gialle, verdi… Sono foglie d’acero! I giapponesi amano tanto andare nei parchi in autunno quando le foglie si colorano. Si racconta che a una festa di corte per l’arrivo dell’autunno, il principe Genji avesse ballato la danza delle Onde del mare azzurro così bene da far commuovere tutti, e l’imperatore lo elevò al Terzo Rango Maggiore. In questo soprabito (uchikake) sono ricamati il palco (07) dove ha ballato e il copricapo che indossava. (08)

I kimono (09) erano ricavati da un singolo rotolo di stoffa chiamato tan, largo circa trentacinque centimetri e lungo circa undici metri e mezzo. Il kimono finito è fatto di quattro larghe strisce di tessuto: due pannelli che coprono il corpo e due che vanno a formare le maniche, più due piccole strisce per il colletto e i risvolti della parte frontale.

Musica signori! Ecco qui, possiamo fare un bel concerto con tutti questi strumenti…

Mmmm… ecco quelli per il teatro Nō: un flauto (fue) e tamburi, ōtsuzumi e kotsuzumi .

I tamburi (20) hanno la forma di una clessidra: il kotsuzumi può avere la cassa di lacca decorata e la pelle di cavallo alle estremità. La pelle è fissata alla cassa con una corda, detta tate shirabe. Si suona appoggiandolo sulla spalla destra. Con le corde posso tirare di più o di meno la pelle e così ottengo suoni diversi.

Ma ce ne sono anche altri, tutti bellissimi.

Questo è uno shamisen, (22) un liuto a tre corde inventato in Cina e portato in Giappone alla fine del 1500. La cassa armonica è in legno e pelle di gatto. Com’era di moda questo strumento! Lo suonavano le geisha per intrattenere gli ospiti, ma si usava anche nelle orchestre del teatro kabuki.

E questo? Che strano, da noi non si usa… E’ uno shō (24), un organo a bocca, con 17 canne di bambù di altezza diversa. La lunghezza delle canne è irregolare per renderlo più bello: viene infatti paragonato alle ali della fenice. E infatti spesso viene raffigurata una fenice alla base… Con lo shō si suonava la musica per l’imperatore, il gagaku, la musica di corte.

Il koto (26) è così bello! Com’è decorato! La cassa armonica è lunga più di un metro ed è fatta di legno di paulownia. Si suona in ginocchio, pizzicando le sue tredici corde con la mano destra. Nel pollice, indice e medio si infilano delle unghie di metallo per suonare. Il koto viene paragonato al corpo di un drago cinese e le sue parti ricordano quelle del corpo del drago: la schiena è la parte superiore della cassa, la testa e la coda sono le estremità destra e sinistra. All’inizio si suonava solo alla corte dell’imperatore, poi divenne di gran moda anche per la popolazione.

Questo lo conosci, c’è anche da noi! E’ un flauto (28)! Solo che in Giappone si chiama shakuhachi ed è di bambù, con cinque fori davanti e uno dietro. Ce ne sono di più grandi, fino a 90 cm e di più piccoli, di quasi 40 cm.