Ma che è questo che sta in una zucca (01) ? E' un cavallo magico! E' il cavallo di Chokarō, un immortale. Poteva percorrere miglia e miglia al giorno senza mangiare né bere. La sera diventava piccolo piccolo ed entrava nella zucca. Per farlo uscire Chokarō vi sputava dentro, et voilà, il cavallo era pronto per una nuova galoppata.

Non vi ho ancora detto a cosa serve questo oggetto… Questo è un un netsuke, un fermaglio che si usava per trattenere alla cintura inrō (portaerbe medicinali), borse per il tabacco o per il denaro e tutto ciò che si voleva portare con sé.

Questi oggetti erano aggancia ti tramite una cordicella che passava attraverso il foro del netsuke.

I netsuke potevano essere di legno, metallo, porcellana o avorio, proprio come questo.

Ma nella sala ce ne sono tanti e di tanti tipi, con tante storie!

Questo topino (02) sembra proprio vero! Sta tutto raggomitolato e con la zampetta destra si tiene ferma la coda. Che occhietti furbi che ha! Pensate che il topo è l'animale più furbo di tutto lo zodiaco cinese. Infatti quando il Buddha morente chiamò a sé tutti gli animali, il topo arrivò primo con un trucchetto: salì sulla groppa del bufalo e al momento opportuno balzò in avanti superandolo!

Aiuto, chi è questo mostro (03) sulla campana? Era la bella Kiyohime, che si era innamorata del monaco Anchin. Anchin non l'amava e per non farsi trovare da lei si nascose sotto la grande campana del tempio. Kiyohime lo raggiunse e capito dove si era nascosto, fece staccare la campana, così Anchin rimase imprigionato dentro. Kiyohime si trasformò poi in un mostro dal corpo di serpente e volto di demone, circondò la campana con il suo corpo e incenerì il suo amato con il fuoco della sua passione.

Dove staranno andando questo nobile giapponese (04) e il suo strano animale? Ma è un cavallo? No... Ha un corno! Ma si, certo, è un kirin! Allora quello è un uomo saggio! Eh, si perché il kirin compariva solo agli uomini saggi, avvolto dalle fiamme, proprio come quello del nostro museo. Guardate com'è strano: ha il corpo di cervo, le zampe e la testa da cavallo e un corno sulla fronte. Il kirin è una creatura soprannaturale come i suoi amici drago, fenice e leone cinese. Ha un carattere dolce, cammina senza calpestare l'erba o qualsiasi essere vivente e la sua andatura è talmente leggera da non provocare alcun rumore e da non lasciare alcuna impronta. Quando appare? Quando c’è un buon governo o un uomo saggio. La leggenda racconta che il kirin è comparso al momento della nascita di Confucio.

Questa scena è raffigurata su un kakejiku rotolo dipinto giapponese. In Giappone non ci sono i quadri come da noi e si dipinge su seta o carta. Poi si monta l’opera in rotoli come questo, con delle belle strisce di seta, Vengono appesi in casa solo in occasioni particolari e poi vengono arrotolati e chiusi nelle loro scatole di legno.

Gli animali fantastici in Oriente sono tanti. Guarda questa è una fenice (22): un uccello che sputa fuoco dalle piume dorate e sulla testa ha gemme magiche. Quando appare annuncia l'arrivo di una nuova era. In Cina e in Giappone la fenice è un simbolo imperiale e rappresenta il potere e la prosperità.

Aiuto un leone! (23) Ma non dobbiamo avere paura, ci protegge! Il leone protegge gli uomini e la natura, ecco perché in Cina e in Giappone si trovano tante statue di leoni davanti alle porte dei tempi. Spesso il leone è raffigurato insieme alla peonia, come qui. Simboleggia il pellegrinaggio al sacro monte Tiantai, nella Cina meridionale, dove un leone rosso era apparso al monaco Jakusho mentre zampettava tra le peonie.

Che bel pettine (24), sembra d’oro! E invece è di lacca!

Che cosa vi è rappresentato? C'è un copricapo al centro. Accanto c'è uno strumento musicale con le canne, uno shō, che si suonava per la musica di corte. Sullo sfondo si vede il palcoscenico con le tende di stoffa preziosa con delle fenici. Chissà che bello spettacolo sarà stato!

Come si usa? Le dame giapponesi usavano pettini di varie forme e grandezze per realizzare le loro eleganti acconciature. Non portavano gioielli e i pettini erano i loro unici ornamenti.

Alle volte i pettini erano i protagonisti di storie come questa

C’era una volta, in un paese sperduto tra i monti del Giappone, una bellissima ragazza dai capelli neri e lunghissimi. Conduceva una vita semplice, come tutti gli abitanti del villaggio. Un giorno passò di là un viaggiatore, che appena la vide se ne innamorò. Il giovane, che veniva dalla ricca capitale, Edo, vide che la fanciulla era povera e le donò il suo pettine di lacca dorata. La fanciulla lo usò per i suoi bellissimi capelli e passò tutto il giorno a specchiarsi al fiume con quel pettine stupendo. Il viaggiatore a malincuore dovette ripartire ma le promise che sarebbe tornato a trovarla e le lasciò il pettine come pegno d’amore. La fanciulla lo conservò in un piccolo scrigno. Passarono gli anni, ma di quel viaggiatore non seppe più nulla. Le rimase solo quel piccolo, prezioso pettine dorato.

Le signore si pettinavano davanti a mobiletti (29) con lo specchio chiamati kyodai, proprio come questo. Nei cassettini mettevano i pennelli per il trucco, i pettini e tutto quello che serviva per farsi belle, proprio come le nostre mamme!

Ma qui c'è una festa! Un matrimonio! Una bella sposa! Ecco la presentazione dei doni (37), proprio qui, nella coppetta più piccola, in quest'altra la vestizione della sposa (38), poi ancora il corteo nuziale (39) e infine la cerimonia nuziale. (40)

In queste coppette rivestite di lacca rossa e oro (sakazuki) si beveva ilsake. Ehi, non berlo, sei piccolo! Ti ubriachi! Ilsake si ottiene dalla fermentazione del riso ed è alcolico. Queste coppette erano realizzate in servizi da 3 o 5 pezzi ed erano fatte di legno leggero, rivestito di lacca.

In quest’altro sakazuki sei shojo (41), folletti ubriaconi dai visi paffuti sembrano divertirsi molto: hanno capovolto un grande sakazuki vuoto!