Un albero! (01) Ma è di cuoio! E’ una figura per il teatro delle ombre! Il burattinaio, dalang, faceva tutto da solo: muoveva le marionette, raccontava la storia, faceva le voci di tutti i personaggi, dava il ritmo col piede all’orchestra.

Lo spettacolo durava tutta la notte. Il burattinaio stava davanti a un telo con l’orchestra e gli uomini del villaggio e, ai suoi piedi, c’era una lampada che proiettava le ombre sul telo. Di là del telo le donne vedevano solo le ombre… ecco perché le figure sono tutte intagliate così bene!

Le figure (02) sono fatte di cuoio, vengono intagliate poi vengono dipinte e dorate. Le braccia si possono muovere, le gambe invece no. Sono legate a un bastoncino di legno che si fa sempre più sottile in alto.

C’erano tanti personaggi: i giganti (03) come questo e poi i personaggi malvagi e demoniaci, che si riconoscono dal naso a patata, il ghigno, i denti aguzzi e a volte la barbetta, i colori accesi nel volto.

Ma ci sono anche i personaggi buoni (04), che hanno un profilo dritto, senza interruzione tra naso e fronte. Spesso ha una faccia chiara e dorata.

I trafori (14) sono diversi: nel corpo ci sono tratti lunghi, alternati a fori rotondi, per i baffi e i peli si usano tratti curvi, per la corona e i gioielli si usano fori a virgola, per la barba e i capelli dei motivi a spirale, per i vestiti un andamento fiammeggiante e per gli orecchini fori di forme anche molto diverse, ma sempre disposte a cerchio.

Anche nelle storie del teatro delle ombre, tratte dagli antichi poemi, si narra di combattimenti sanguinari. A Giava molti combattimenti potevano avvenire usando il kriss, (15) un tipico pugnale diffuso in tutte le isole dell’Indonesia, originario forse di Giava. Con la sua lama ondulata causa ferite che raramente si possono curare. Anche Sandokan riusciva a uccidere la tigre della Malesia proprio con un kriss!

Ehi, ho detto una tigre, questo è un leone! E’ raffigurato su un telo di stoffa lavorata a batik. (29) Significa che la stoffa viene colorata coprendo delle parti di cera. Così quando immergo il tessuto nel colore dove c’è la cera il colore non viene assorbito e la stoffa resta bianca. La cera si versa con un utensile speciale, il canting, un piccolo serbatoio con un manico e un beccuccio per farla uscire, ma si possono usare anche i pennelli o piccoli stampi di rame. Immagina quanto tempo per dipingere tutta questa stoffa e anche con colori diversi! E infatti un tempo queste stoffe erano riservate alle donne nobili dell’isola di Giava. Oggi invece è il tessuto popolare di tutta l’Indonesia. Il batik dell’Indonesia non ha un dritto e un rovescio: è dipinto su tutti e due i lati!